Ok, il prezzo è giusto ..? ( il corretto valore di mercato )

Fabio Di Pietro – 1 Marzo 2021

Ok, il prezzo è giusto ..? ( il corretto valore di mercato )

L’obiettivo è una lente attraverso la quale guardare un mondo da immortalare, da avvicinare, da commentare.

L’obiettivo è il focus di chi si prepara ad una sfida ardua, individuando con esso una meta.

L’obiettivo è chi cerca, con coerenza o con il cuore, di poter analizzare situazioni o fatti che influiscono sul nostro quotidiano. C’è chi lo è e c’è chi lo fa e, con questo punto mensile, vorremmo unire tutte possibili interpretazioni lanciando un tema sempre diverso che, come un filo rosso, unisce tutti i contributi della redazione.

In questo numero affrontiamo il tema del  Giusto Valore di Mercato

Ricordo ancora la sigla del famoso programma della Zanicchi: come poter dimenticare i pomeriggi a casa dalla nonna, quelli passati davanti allo schermo di un’Italia intenta a sparare il prezzo corretto di qualsiasi prodotto. 

Cosa è cambiato? Nella nostra continua esperienza nel ricercare prodotti e produttori di valore per lo store di Whynery (a proposito, se ti capita, stai all’occhio per le prossime novità in arrivo nello shop) facciamo costantemente la conoscenza di realtà davvero fuori dagli schemi per qualità e talenti produttivi. 

Intere vite investite per ricercare un’idea che possa parlare attraverso un vino, un formaggio, un sottolio, un prodotto. 

Prodotti così inusuali da essere davvero unici: “come possono essere così poco raccontati?” Ci chiediamo ad ogni panel di degustazione; ma questo è anche il bello della nostra missione, riuscire a dar luce ai veri interpreti della nostra cultura e della nostra storia enogastronomica.

Arriva un punto, però, nella quale molte volte la magia si interrompe e tutto crolla. La paura di alcune realtà e la riverenza verso i competitor (o addirittura verso i produttori storici) li frena e li porta in un aggrovigliato caos commerciale che inquina tutto il mercato: prezzi al pubblico che non rispettano la filiera, ristoratori scontenti perché costretti ad uscire con prezzi che subiscono una concorrenza sleale sugli e-shop dei produttori, o prezzo del prodotto sottoposizionato rispetto al suo reale valore di mercato.

Il mondo online, come lo possono essere state le prime distribuzioni nazionali, può essere affrontato come un’enorme trappola o come un enorme strumento. 

Sappiamo bene quanto nel nostro quotidiano, attraverso gli strumenti digitali, i prezzi siano subito ricercati e confrontati in rete.

Nel primo caso, la paura di non vendere e la volontà di non costruire il proprio prezzo ma di basarsi sulla propria categoria merceologica, rende una volta per tutte il Brand omologato e vincolato a tutto fuorché alla sua vera identità.

Nella seconda situazione, vedendo il posizionamento on line come un valido aiuto, si può addirittura considerare il prezzo un oggetto educativo: l’informazione infatti di un corrispettivo ragionevole è un messaggio di CONCRETA e di VERA valorizzazione della filiera dove tutti gli elementi vengono considerati e salvaguardati (dal produttore al distributore, dal ristoratore al cliente finale).

Il prezzo sull’online non deve essere un dictat assoluto ma, se ci sta davvero a cuore il futuro agroalimentare del nostro Made in Italy anche come esportazioni estere, deve diventare un focus importante sul quale costruire tutta l’economia di ripartenza anche fuori dogana.

La sostenibilità delle aziende e la circolarità economica si crea con i fatti, non con le speculazioni (perchè i primi ad approfittare dei prezzi sotto il valore di mercato saranno coloro che fagociteranno il prezzo, creando cartelli al ribasso e diventando i veri padroni del mercato potendo spendere in quantità).

Il corretto “Target Price” è indispensabile per meglio rappresentare i valori inerenti alla storia, all’innovazione, alle materie prime di realizzazione, alla maestria di chi produce, alla zona di produzione, ai canoni di impatto ambientale e, parlare di questi valori come riferimenti è utile anche per smascherare subito i venditori di fuffa e fumo che fanno il ragionamento opposto ed estremo, senza coerenza qualitativa: questo ci permette di identificare FINALMENTE il termine “Qualità” come una condizione di Nirvana raggiunta seguendo i diversi valori sopracitati. 

Per la costruzione del corretto prezzo, oltre al margine di sostegno per le attività produttive, c’è da considerare il corretto valore alla logistica (per una logistica di qualità, compresi imballaggi), il corretto margine alla comunicazione ed il restante alla commercializzazione ed alla gestione. 

Non si può omologare una categoria con un unico prezzo e non si possono saltare a piedi pari i corretti processi! Non potremmo e non dovremmo parlare di un’azienda X ed una azienda Y che, producendo un prodotto dello stesso territorio, dovrebbero essere costrette ad omologarsi sul prezzo. 

Un conto è studiare il mercato, un altro è omologarsi.

E’ il momento di essere noi stessi rappresentati da un valore economico, non che sia questo ad identificarci. 

Non svendiamo il nostro saper fare! Non svendiamo il nostro agroalimentare! 

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